Intervista a Esterina Donati

Informazioni aggiuntive

DATA EVENTO

20/08/2021

LUOGO

Sedegliano

Tipo di contenuto

Video

INTERVISTATORE

CHIARA GRILLO

Turoldo l’ho visto ma non gli ho parlato. Hanno fatto una serata dedicata dove c’era anche sua nipote quella ammalata. Un piacere ascoltarlo, si poteva stare l? fino a domani, oltre che colto, di sua natura esplosiva, si poteva capirlo e c’era sempre qualcosa da imparare meglio, da capire meglio con la sua ottica, ha girato tanto. Ho libro di sua nipote. (…passa la nipote) Abbiamo cantato sulla sua tomba in una cappella fatta di sassi, la nostra voce sembrava di cantare in paradiso. L? mi sono commossa. Come facevano le chiese un tempo: piccole, ma usciva tutto quello che avevi nel cuore! A Milano abbiamo cantato tutti i salmi, non abbiamo imparato per nulla. Dopo le prove bisogna cantare in pubblico. Un giorno in cimitero si ? avvicinato un giovane e mi ha detto: se sapessi Esterina quante volte penso ai Missus che cantavate, ma non tanti anni fa. Spero che qualcosa sia rimasto a qualcuno. Se non continua la cosa muore. Noi abbiamo dato tutto quello che potevamo, poi con Fabris e Falilone abbiamo capito che si poteva migliorare. Nel cimitero mi ha fatto piacere sapere che lui era colpito dal Missus. Dicevamo il Missus grande che si cantava due domeniche in chiesa. Guai se non avessi potuto cantare, una risorsa, non solo un’esperienza di vita, ma une vite. Anche a mia mamma sarebbe piaciuto ma hanno sempre tanto lavorato, per? quelle poche cose imparate in chiesa le cantava sempre. Mio pap? stonato. Io andavo ad imparare a cucire e la sarta aveva la radio e io copiavo il testo nel biglietti e me li portavo a casa per impararle. Leggere mi piaceva, ma il canto..non potevo stare senza. Addirittura i primi anni mio pap? se non tornavo per le 10 veniva a prendermi in asilo. Dopo invece c’era una ragazzina pi? grande e ha iniziato a fidarsi. Abbiamo cantato a Padova a Venezia, si andava a cantare fuori per avere un respiro pi? grande, dopo tante prove. Si faceva almeno una volta a settimana, poi due e anche tre volte a settimana sotto le feste. Un piacere. Non mi ha mai impressionato perch? i cantori si vedevano a messa o in giro e li ricordo con tanto piacere (si commuove). Erano Fuglieri, due fratelli, Giovanni un anziano con una bella voce, uno che dopo sposato non ? pi? venuto un tenore. La suora ? morta nel 60 e abbiamo dovuto arrangiarci, due sorelle nipoti di Luigino, Adriana e Angela, sono cambiate tante donne, poi si cantava con quelle dei paesi vicini. Abbiamo cantato anche a Gradisca. Per? ricordo che quando abbiamo imparato la Pontificale io stavo attenta agli attacchi e contando le battute avevo imparato a capire quando dovevo entrare con la parte davanti. Le orecchie devono abituarsi a capire quando partire per essere pronta. Una cosa simpatica: si finiva di cantare e Agnul Taramot iniziava un canto friulano. Peccato che poi si ? paralizzato e non poteva pi? suonare. E cos? si faceva un ultimo canto. Poi c’era il Grispino. Non so da dove arriva e che significato avesse. Per me parla dei tempi del fornaretto di Venezia che ha preso la colpa di uno che aveva ucciso una persona e hanno messo in carcere lui. Andiamo in cerca di questo grispino. Noi lo avevamo imparato. E lui lo eseguiva. Siamo qui per salvare questo Grispino che ? un fuorilegge